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Homestay: sempre più viaggiatori lo scelgono. La scalata e l’affermazione di un modello di business

Homestay, hotel, b&b, camere, servizi, Ota, booking, prenotazioni, percentuali: quando è tempo di vacanze ci si trova sempre più spesso a doversi orientare tra numerose piattaforme alla ricerca del giusto prezzo. Meglio una camera doppia con vista sul centro storico in un appartamento Airbnb oppure un camera con vista mare tramite Wimdu? La comodità e la facilità di utilizzo dei siti web intermediari la fanno da padrone negli ultimi anni, e dietro un business affermato e diversi mercati ormai conquistati c’è un mondo nella costruzione del prezzo e delle offerte.

Partiamo con una considerazione. Il successo dei sistemi di prenotazione di camere ed hotel è stato e continua ad essere immenso, tanto da far diventare in pochi anni piattaforme come Airbnb colossi mondiali in grado di poter dire la loro anche con una petizione, che vedremo meglio, inviata al presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

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Un successo basato sull’idea, dimostratasi rivoluzionaria, di rendere quanto più efficiente possibile l’incontro tra domanda e offerta. Il salto tecnologico, l’innovazione, a conti fatti, è ridotto a questo e tutti hanno dovuto adeguarsi: clienti e strutture.

Insomma, parliamo di sistemi che convengono a tutti? Quasi. O meglio, dopo il boom iniziale tutti cominciano a fare i conti, seriamente, nel settore homestay, turistico e ricettivo. Vediamo per quanto possibile nel dettaglio cosa sta accadendo, partendo dal mercato dei bed & breakfast, la nuova frontiera per gli imprenditori turistici.

Homestay, Airbnb, Homestay e Housetrip

Airbnb

Airbnb è una piattaforma online dell’homestay capace di mettere in contatto chi ha disponibilità di alloggi, camere o interi appartamenti, con chi vuole prenotare quegli alloggi. Sul sito web è possibile pubblicare annunci che rendono direttamente disponibili per la prenotazione queste strutture. Per quanto riguarda l’Italia, dopo un timido momento iniziale, sul sito web di Airbnb oggi è possibile trovare migliaia di annunci per pernottare in ogni angolo dello Stivale: Napoli, Roma, Firenze, Milano, Venezia, Palermo e così via. Ci si sta affidando sempre più alla piattaforma con i proprietari, ovvero coloro che creano un annuncio, che offrono interi appartamenti e che gestiscono decine di “rooms”.

Homestay

Quando avrai trovato la tua casa vacanza ideale, contatta il proprietario o l’agenzia. Dopo aver verificato i prezzi e la disponibilità, effettua il pagamento online in totale sicurezza”. Questo tra virgolette è uno dei claim presenti sul sito di Homeaway, considerato il principale competitor di Aiibnb. L’estrema semplificazione nell’utilizzo pare essere la chiave del successo di Homeaway con guide dedicate che accompagnano i viaggiatori nella scelta. I prezzi in questo caso sono leggermente superiori rispetto ad Airbnb o a Wimdu. Quest’ultima rappresenta, invece, nel campo dell’homestay, la piattaforma low cost per eccellenza: dispone di oltre 300mila appartamenti in più di 100 Paesi.

Housetrip

A rosicchiare fette di mercato nell’homestay ci ha poi pensato Tripadvisor con la piattaforma Housetrip. Inutile dire che Housetrip si avvale delle caratteristiche che hanno reso Tripadvisor famoso nel mondo, puntando quindi sulle famose recensioni e sul “feedback affidabile degli ospiti” e delle garanzie al momento del pagamento.

Parliamo di soluzioni per i viaggi (che le si voglia chiamare camere, case, appartamenti passa in secondo firenze arno vacanzapiano), che stanno raggiungendo lo stesso livello di efficienza anche se Airbnb, come vedremo tra poco, ha fatto già degli ulteriori passi in avanti. Le piattaforme dell’homestay sono simili: i siti web sono luminosi, ricchi di immagini rilassanti, i pulsanti per le ricerche sono grandi e ben visibili, si avvalgono di migliaia e migliaia di proprietari e di strutture. Sono ben chiare le clausole per gli stessi proprietari e gli ospiti, sono presenti sempre garanzie per i pagamenti, che funzionano a livello di marketing molto meglio di un ulteriore piccolo “sconto” promesso talvolta da chi pubblica un annuncio se si avvia una trattativa privata invece di restare nei circuiti delle piattaforme.

Pagamenti garantiti e certificati, quindi, per la stragrande maggioranza dei viaggiatori è ben più importante di sborsare qualche euro in meno. L’incubo per chi parte per una vacanza dopo mesi di duro lavoro è di trovarsi “fregati”, con bonifici mai partiti o che non risultano, o addirittura con strutture fantasma (è accaduto anche questo).

Le insidie delle piattaforma homestay

Nonostante tutto questo, però, non tutto gira sempre come dovrebbe nell’homestay. Recentemente, probabilmente a causa di uno dei tanti vuoti normativi che persistono in Italia, è sorta una polemica attorno ai proprietari di strutture che pubblicano annunci su siti come Airbnb, Homeaway ed altri. È emerso, infatti, che sarebbero in molti a non aver versato le tasse dovute. Sul sito di Airbnb, ad esempio, si legge: “‘Imposta’ o ‘Imposte’ indica qualsiasi imposta sulle vendite, imposta sul valore aggiunto (Iva), imposte su beni e servizi, imposte per la locazione temporanea, imposte turistiche o per altre tipologie di visitatori, imposte di alloggio o sistemazione, tasse (come le tasse per i centri congresso) che chi fornisce gli Alloggi, ai sensi di legge, potrebbe dover raccogliere e versare agli Enti pubblici competenti, nonché altre simili imposte indirette comunali, statali, federali e nazionali o altre trattenute e imposte sul reddito di persona fisica o giuridica”.

Qualche tempo fa, comparando i vari dati disponibili, è emerso che solo a Roma c’erano circa 14mila “fantasmi” che avevano evaso le tasse. Federalberghi è montata su tutte le furie, e bisognerebbe finalmente fare qualcosa in merito. Il problema, in termini numerici, stava nel fatto che a fronte si 120mila strutture censite dall’Istat, le offerte sui siti erano oltre 200mila. Gli albergatori hanno parlato di concorrenza sleale e di un’evasione fiscale di più di 100 milioni di euro. Anche la guardia di finanza sta provando a comprendere il fenomeno e più di una volta i militari si sono recati negli uffici “fisici” delle piattaforme online per attività conoscitive.

venezia laguna vacanzaTornando per un attimo alle caratteristiche delle piattaforme, come già accennato Airbnb ha già mosso ulteriori passi in avanti. Parliamo delle “esperienze” o “trips”, che mette assieme il cosa, il chi e il dove del viaggio. Si tratta di pacchetti, quelle che comunemente potremmo chiamare escursioni se acquistate in loco, acquistabili direttamente sul sito di Airbnb. È possibile, ad esempio, acquistare l’esperienza “The Captain”, a Barcellona in Spagna, ovvero un giro in barca di 2 ore e 30 minuti con drink e aperitivo. A capo dell’iniziativa, della divisione Esperienze c’è un italiano, Andrea La Mesa, romano di 35 anni. L’obiettivo è, come ha spiegato lo stesso La Mesa in un’intervista, “offrire non solo case, ma in ogni città anche esperienze di vita con le persone del luogo, che nessun turista altrimenti incontrerebbe. Chiunque ha un’idea può offrircela, e noi dopo averla valutata la lanciamo su Airbnb. È già un successo. E per i giovani una grande occasione di lavoro”.

Airbnb è salita poi alla ribalta delle cronache in quanto è una delle 50 società che rientrano nel settore tecnologico che hanno firmato un amicus curiae contro il nuovo presidente Usa Donald Trump. Il caso è quello del bando emanato dalla Casa Bianca per bloccare l’immigrazione da alcuni Paesi musulmani, ed Airbnb & co. stanno supportando la causa intentata dallo Stato delle Hawaii, così come accaduto circa un mese fa ma in quel caso le aziende che si erano impegnate erano un centinaio. L’amicus curiae è un termine giuridico: chiunque sia in grado di offrire informazioni allo Stato su aspetti del perché il bando è da annullare è il benvenuto. Ovviamente, però, non bisogna essere parte in causa. Bloccare l’immigrazione, secondo i colossi del tech infliggerebbe danni irreparabili alle stesse imprese e ai loro dipendenti.

Francesco Ferrigno

Francesco Ferrigno

Francesco Ferrigno, giornalista. Ho conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Salerno con una tesi su “La crisi del giornalismo: le difficoltà economico-finanziarie delle aziende e le nuove sfide della professione”. Attualmente sono corrispondente de “Il Mattino” di Napoli e caporedattore centrale del settimanale e del quotidiano online “il Gazzettino vesuviano”, collaboro assiduamente con numerose testate e agenzie di comunicazione. Ho svolto lavori nel campo della cronaca e delle emergenze occupazionali. Ho effettuato attività di instant magazine, ufficio stampa e analisi del panorama attuale dei media.

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21 marzo 2017

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