Un innovativo modo di fare il caffè come al bar: Paolo Volpe presenta Mokinette

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“Storie d’innovazione”



Essere un imprenditore

 

Paolo Volpe è un ragazzo che non ha paura delle sfide: insieme a suo cugino, ha pensato bene di sfidare un’abitudine consolidata degli italiani per trasformare un gesto quotidiano in un rituale innovativo: fare il caffè. Con il loro prototipo “Mokinette” si prefiggono di portare una nuova Bialetti nelle nostre case. Lo abbiamo intervistato per saperne di più sulla sua idea.

Ciao Paolo, raccontaci della tua idea.

Tutto è nato dalla voglia di reinventare la tradizione del caffè, un rituale per noi napoletani. La moka classica, ha due limiti: necessita di essere smontata ad ogni utilizzo e la qualità ne risente per le temperature: quella ottimale è di 80°/92° gradi contro i 98° della moka, che da quella nota di bruciacchiato. Su una spiaggia con mio cugino Alessandro abbiamo iniziato a disegnare il prototipo della nuova macchinetta. Studiando quelle esistenti ed acquistando un prodotto innovativo di un siciliano, abbiamo messo a punto quali caratteristiche dovesse avere il nostro prodotto. Siamo partiti sradicando un oggetto centenario: la Bialetti. Nell’estate 2016 abbiamo ottenuto il brevetto per proteggere la nostra “Mokinette”. Ora veniva la parte più difficile: trovare un design accattivante. Dopo varie prove l’illuminazione: ho preso la moka e l’ho segata: la parte inferiore è quella classica della caldaia e la parte superiore è il serbatoio dell’acqua, dove viene inserito il braccetto. Grazie all’azienda 3dna di Pomigliano d’Arco ho realizzato il prototipo in 3D e apportare migliorie al design.

Le peculiarità di Mokinette rispetto alla moka?

L’idea era di poter fare a casa il caffè come al bar: caricando e scaricando unicamente il braccetto, senza smontare nulla, si inserisce il caffè che è separato dalla sorgente di calore. L’acqua si inserisce dall’alto e tirando la leva, scende nel vano inferiore della caldaia. Le tazzine si mettono sotto il braccetto e il risultato è un caffè con la stessa cremina del bar.

Quali sono stati gli ostacoli che avete affrontato?

Capire come migliorare il prototipo che avevano in mente e realizzare un prodotto funzionale ed esteticamente interessante. Per realizzare il prodotto su larga scala, non potevamo farcela da soli, come credevamo, ma abbiamo dovuto cambiare rotta: siamo intenzionati a cedere il brevetto in licenza ad una azienda nel settore, per industrializzare. E’ l’ultimo passo che ci consentirebbe di far fare alla nostra idea un reale salto di qualità per la sua diffusione.

Che cosa vuol dire essere per te un imprenditore?

Mettersi in gioco e non accontentarsi di quello che si realizza oggi ma pensare già al futuro.

Verso quali progetti vi state muovendo?

Stiamo percorrendo tutte le strade per sponsorizzare il nostro prodotto: partecipando a bandi pubblici, ricercando il sostegno di aziende disposte a credere nella nostra causa e a consentirci di utilizzare le nuove tecnologie per realizzare il giusto quantitativo di prodotti e mettere in commercio Mokinette. Abbiamo realizzato il prototipo in 3D per dare un volto alla nostra idea e cercare di attrarre finanziamenti.

Cosa consiglieresti ai giovani come te che voglio intraprendere questo percorso?

Sono un dipendente ed un imprenditore che persegue il suo obiettivo. Ho fatto tutto il possibile per Mokinette, curando ogni minimo dettaglio. Se ci si pone un obiettivo, tenendo d’occhio limiti e possibilità, non bisogna fermarsi. Importante è rendersi conto che da soli, ad un certo punto, non ce la si può fare: bisogna farsi conoscere facendo rete e in questo Nastartup è stata un trampolino fondamentale per aumentare i contatti e portare avanti il progetto.

Sara Ebraico

Sara Ebraico

Laureata Magistrale in Business Administration. Software Tester in Accenture Napoli & membro del team Nastartup. Appassionata di startup, tecnologia e libri. Mi diletto nella scrittura e la utilizzo come terapia positivistica per me stessa e come ricetrasmittente per gli altri.

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