Storia dell’Ing. Mario Tchou dell’Olivetti

anni '60 Papa Paolo nella foto: Papa Paolo

La storia dell’Ing. Mario Tchou con l’Olivetti

L’Ing. Tchou fu colui che progettò il primo computer italiano a transitor: “Elea 9003“.

Questo modello di computer arrivò sul mercato con largo anticipo rispetto a quello dell’ “Ibm“: quindi riuscì a portare prima il nome dell’azienda “Olivetti” e di questo nuovo pc sulla piazza battendo sul tempo l’Ibm.

L’Ing. Mario Tchou nacque il 26 giugno 1924 ma era di origini cinesi perché era figlio di un diplomatico cinese che lavorava all’ambasciata della Cina imperiale al Vaticano.

Studiò a Roma al liceo classico “Torquato Tasso“, iniziò la carriera universitaria all’ Università “La Sapienza” ma si specializzò e si laureò negli Stati Uniti, a Washington, in ingegneria elettronica nel 1947.

A New York, frequentò un master al “Polytechnic Institute of Brooklyn” con una tesi sulla diffrazione ultrasonica.

Insegnò al “Manhattan College” ed in seguito alla “Columbia University“.

L’Ing. Tchou, morì prematuramente a 36 anni in un tragico incidente stradale il 9 novembre 1961: nel 2021 ricorre il 60esimo anniversario dalla sua morte.

L’incontro con Olivetti

A New York, l’Ing. Tchou, incontrò Adriano Olivetti (ingegnere e politico figlio del fondatore dell’azienda italiana delle macchine da scrivere Camillo Olivetti), su segnalazione dell’imprenditore Enrico Fermi che voleva che l’Olivetti investisse anche sull’elettronica e l’Ing. Tchou, era l’uomo ideale per questo progetto.

Adriano Olivetti, avrebbe voluto che l’Ing. Mario Tchou, diventasse il direttore del nuovo Laboratorio di ricerche elettroniche dell’Olivetti.

Ma, il colloquio di lavoro non si svolse secondo i canoni anzi, l’Ing. Olivetti, volle conoscere i suoi aspetti sociali anziché quelli tecnici.

L’Ing. Tchou, restò sbalordito positivamente da quest’uomo che lo convinse ad accettare la proposta di lavoro.

La sua carriera all’interno dell’Olivetti

Il laboratorio fu aperto a Barbaricina (un sobborgo di Pisa) perché l’Olivetti, aveva iniziato una collaborazione con l’Università toscana per costruire un nuovo calcolatore scientifico: la Calcolatrice elettronica pisana (Cep).

Anche, se in realtà, l’impresa Olivetti aveva un altro obiettivo: la progettazione della prima calcolatrice commerciale, l’Elea (Elaboratore elettronico aritmetico). L’acronimo era in riferimento all’antica città della Magna Grecia in cui erano presenti scuole di filosofia, scienza e matematica.

Fu l’Ing. Tchou, ad occuparsi della selezione del personale, scegliendo candidati sotto i 30 anni e con requisiti “particolari”: entusiasmo, immaginazione, spirito innovativo e capacità di lavorare in gruppo.

Ecco perché, Adriano Olivetti, fece domande “particolari” all’Ing. Tchou: voleva al suo fianco ed all’interno della sua azienda un uomo dalle larghe vedute.

Le sue richieste miravano ad avere un’equipe straordinaria fatta di grandi menti ma anche di grandi uomini…e ci riuscì!

Tra i primi ad essere stato assunto è stato Franco Filippazzi (illustre informatico) ed altri tecnici anche di alti livelli che, in seguito, furono ricordati come i “ragazzi di Barbaricina“.

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