Ripartire dopo covid: cinque punti che la tua impresa sportiva non deve sottovalutare

Ripartire dopo il Covid: cinque strategie per farlo efficacemente
Ripartire dopo il Covid: cinque strategie per farlo efficacemente

Ripartire dopo Covid? Un antico detto dice “anno nuovo, vita nuova”, ma è davvero possibile pensarlo, vivendo in quest’epoca di pandemia globale?

Gli imprenditori, piccoli o grandi che siano, possono proiettarsi in un futuro migliore per i loro affari e reinvestire i loro capitali in attività che prima del virus erano di ordinaria gestione? Nello specifico, in ambito sportivo, come possono adeguarsi gli investitori dello sport a riportare in piedi un campo fermo da oltre un anno e risanare le perdite? Difficile da poter pronosticare, ma neanche impossibile. Vediamo nello specifico come fare, grazie a chi, operante nel settore ha saputo trasformare questa situazione di emergenza in un vero e proprio business. 

I grandi del calcio, del basket, del tennis e altre discipline, a livello agonistico, hanno ricominciato con cautela, tra tamponi, distanziamenti (e un pizzico di fortuna) a recuperare i programmi lasciati in sospeso, ma le piccole imprese sportive, come le piccole squadre, le palestre, i centri sportivi cittadini, come possono rialzarsi e guardare ad un nuovo orizzonte?

Il prospetto appare pessimista eppure c’è un margine di speranza, quella che serve tanto adesso, e che fa pensare ad una nuova luce dopo tanto buio.

Ripartire dopo Covid: le piccole squadre sportive cosa fanno?

Le piccole squadre di serie C e D non dispongono di grandi capitali e i loro finanziatori sono perlopiù piccoli imprenditori che investono più per passione che per business. Dunque, ripartire dopo il Covid non è facile e ancora adesso la situazione è critica. Cosa fare in merito? Cinque punti esplicativi possono aiutare chi si sente in difficoltà a fronteggiare questa situazione:

  • non bisogna dimenticare che l’emergenza non è ancora finita e tenersi pronti ad ogni evenienza: la liquidità deve essere conservata per eventuali emergenze;
  • fare un piccolo bilancio delle entrate e delle uscite, tenendo presente di far rientrare nelle spese i costi di misura di protezione anticovid;                              
  • non puntare in alto: rimanere nell’ambito della propria regione, risparmiando soldi di trasferta e incentivando lo sport locale;
  • promuovere nelle  città delle campagne a sostegno della propria squadra renderebbe non solo più partecipi i cittadini ma risanerebbe economicamente anche la società con una sensibilizzazione maggiore da parte dei tifosi.

Ripartire dopo covid con la tua palestra e centri sportivi 

Lo Stato ha già provveduto a sostenere queste piccole attività, nonostante ciò le palestre ed i piccoli centri sportivi dichiarano di essere in ginocchio, con perdite che ammontano al 70/80% dal primo lockdown ed il loro appello disperato non può essere non accolto. Una testimonianza è quella di Nicola Laudato proprietario e istruttore del rinomato centro sportivo di Cava dè Tirreni  N-LabGym, il quale ha dichiarato di aver sentito il peso del disagio sanitario in modo significativo. Nonostante lo sconforto, ha cercato, anche con notevole successo, di adeguarsi all’emergenza, attuando proposte di:

  • allenamento all’aria aperto (con possibilità di organizzazione di partite a calcetto);
  • allenamenti individuali, ovviamente senza assembrarsi e ben distanziati;
  • possibilità di allenamento da casa con corsi online in video streaming.

Passi decisivi ed importanti che hanno permesso a Nicola non solo di poter risanare un anno di perdite, ma anche di costruire un nuovo tipo di business totalmente indipendente dato che a livello burocratico non sono necessari permessi specifici (come enunciato dal D.P.C.M. firmato dall’ex presidente del consiglio Giuseppe Conte). Inoltre, alla domanda sul comportamento da attuare in vista della riapertura definitiva, Nicola ha dichiarato che senz’altro i cambiamenti saranno tanti e che verranno potenziati soprattutto corsi distanziati, all’aperto e online, come forma di prudenza verso uno stato sanitario non del tutto definito. Si direbbe un approccio vincente, economicamente parlando, quello di Nicola Laudato. La domanda da porsi è un’altra, e cioè sono tutti in grado o meglio disposti a lavorare con questo metodo? Non tutti. Infatti alcuni hanno preferito sospendere totalmente le attività sportive ed in caso di riapertura hanno deciso di aumentare sostanzialmente i costi dell’abbonamento per far fronte ai danni. Una mossa azzardata, che può essere sostenuta solo dai clienti affezionati, disposti a rimanere nella loro palestra di fiducia a tutti i costi. L’aumento dei prezzi, non è indicato poiché da un lato potrebbe sopperire alle perdite subite, mentre dall’altro indurrebbe i clienti a scappare, poiché il virus non ha risparmiato neanche loro. Si sa che a voler troppo, alla fine non si ottiene nulla ed è questa la linea guida che dovrebbero adottare le piccole imprese sportive locali: scalare piccoli gradini per ritornare in cima. Arrivare un po’ provati , stanchi e malconci, può essere faticoso, ma equivale pur sempre a risalire. 

I Comuni come sostengono le attività sportive locali dopo il Covid?

Un altro punto da considerare è come la giurisdizione, ossia i Comuni, hanno sostenuto e fatto fronte a questo stato di emergenza, nello sport. Il Consigliere comunale di Cava dè Tirreni, Eugenio Canora ha dichiarato che l’uso delle palestre è permesso solo alle associazioni che sono iscritte ad una categoria nazionale e che quindi hanno la necessità di allenarsi in vista delle gare. Citando testualmente le parole del giovane consigliere: “Ogni federazione sportiva decide quali sono le categorie nazionali (per il calcio dalla serie A alla serie C, la Federazione Italiana Pallavolo dalla serie A alla C, mentre per il basket serie A e serie B) e da queste ultime viene concesso il permesso per poter allenare ed usare i centri sportivi”. Più complessa è la situazione relativa alle discipline quali la danza o la ginnastica ritmica che, al contrario degli sport di gruppo sopra citati, possono usare le loro palestre solo per chi è iscritto a gare nazionali, quindi si riduce ad un allenamento puramente individuale. Il Comune in questi casi richiede oltre alla documentazione che attesta l’inserimento della società nei registri per le gare a livello nazionale, anche una documentazione dettagliata in cui viene inserita la categoria, lo sport interessato e dettagli più specifici, come previsto dal DPCM. Il consigliere stesso, in qualità di dirigente di una squadra di pallavolo femminile in serie C, la ASD Cava dè Tirreni Volley, ha risentito del disagio causato dal Covid, l’incremento dei costi per la sanificazione e le misure di sicurezza. Infine, l’assessore ha sottolineato il sostegno da parte del comune nei confronti delle palestre, mediante la riduzione dei costi tassativi e la disponibilità a tener conto di qualsivoglia proposta da parte delle società.

In conclusione possiamo notare un quadro abbastanza minimalista, ma in tutto questo clima di caos, bisognerebbe ricordare che lo sport è un momento di svago, il suo scopo è quello di distrarre, far dimenticare, trasportare in una realtà diversa da quella in cui viviamo ogni giorno e sperare in un ritorno alla normalità che faccia sentire di nuovo al sicuro.

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