Professione: Giornalista pubblicista

Il Giornalista pubblicista

La figura del Giornalista pubblicista è prevista in Italia: è stata istituita dall’Ordine dei Giornalisti e viene identificata attraverso questa dicitura che afferma che sono: “Coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi”.

Si differenzia dalla figura del Giornalista professionista perché il professionista deve sostenere l’esame di Stato per l’accertamento dell’idoneità professionale ed esercita in modo continuativo ed esclusivo la professione.

Anche i Giornalisti pubblicisti sono iscritti all’Albo dei Giornalisti ma inseriti in un elenco diverso da quello dei Giornalisti professionisti a cui si può accedere solo dopo aver svolto attività giornalistica non occasionale e retribuita per almeno due anni.

Cosa prevede la Legge italiana

Secondo la Legge italiana, il Giornalista pubblicista appartiene ad una categoria professionale “atipica”.

Non richiede nessun titolo di studio.
L’iscrizione all’Albo dei Giornalisti, è prevista solo dopo aver pubblicato, un certo numero di articoli in due anni di tempo con avvenuta retribuzione.

La quantità degli articoli e la soglia minima di retribuzione ritenuta valida per l’iscrizione cambia in base alla regione di appartenenza e sono decisi dall’Ordine regionale dei Giornalisti.

Dal 1968, la Corte costituzionale, ha dato anche ai Giornalisti pubblicisti  la possibilità di dirigere testate quotidiane.

Il primo Giornalista pubblicista a dirigere un quotidiano nazionale è stato Ugo Stille nel 1987 (Corriere della Sera).

Con la sentenza n. 256 del 2 aprile 1971, si è definita con precisione la differenza tra “giornalista professionista” e “giornalista pubblicista”.
Mentre il primo, lavora a tempo pieno, il secondo, nonostante svolga la professione in modo continuativo e retribuito, è un operatore part time non professionista che, come attività principale, svolge un’altra professione.

E, di conseguenza, non possono né svolgere e né ricoprire ruoli previsti dal contratto di lavoro giornalistico (redattore ordinario, caposervizio, inviato, redattore capo e vicedirettore).

La stessa sentenza, fino a qualche anno fa, prevedeva che i pubblicisti non potessero svolgere il ruolo di direttore ma, la Corte Costituzionale, sempre nel 1971, ha cambiato le regole dando la possibilità anche a loro di poterlo fare.

E, nel 2016, la Corte di Cassazione, ha del tutto confermato che le due figure sono diverse una dall’altra e, che, l’iscrizione nell’elenco dei pubblicisti dipende dai requisiti previsti e non dalla qualità degli articoli scritti.

Conclusioni

Finalmente, anche il ruolo del Giornalista pubblicista, sta prendendo piede nel nostro Stato con dei validi riconoscimenti.

I Giornalisti pubblicisti stanno ottenendo diritti che fino a qualche anno fa neanche si pensasse che potessero ritenersi fattibili per questa figura.

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