Marketing Coach: Antonio Monizzi

Marketing Coach

Storie di successo, intervista ad Antonio Monizzi “The Marketing Coach”

Come si presenta un Marketing Coach? “Sono Monizzi… Antonio Monizzi” a lui piace esordire così, un po’ alla James Bond. In effetti, nell’ambito della nostra intervista della serie “Storie di Successo”, Antonio non ha cambiato il suo modus operandi.

A questo punto però mi pongo alcune domande: chi è Antonio Monizzi?: “Mi occupo di comunicazione, crescita professionale, personale e d’impresa e sono “The Marketing Coach” – spiega la nostra Storia di Successo – ho frequentato gli studi universitari ad Assisi e, quando ho conosciuto il mio professore di marketing, ho scoperto la passione per i libri”.

Questo uno degli aneddoti che Antonio Monizzi ha condiviso con la nostra webzine, prima di entrare nel clou dell’intervista. Un viaggio biografico a ritroso che va dall’impegno nella “grande distribuzione organizzata”, al turismo, fino alla crisi, intesa nell’accezione positiva del termine, ovvero “cambiamento – trasformazione”. Insomma, come l’ha definita lui, “la fenice”.

Le chiavi del successo? La motivazione da sola non basta

“The Marketing Coach è un approccio che ispira gli altri ed estrapola il meglio di loro stessi – spiega Monizzi – La motivazione è alla base del coaching, è la spinta, l’innesco, il carburante”. Un discorso interessante che però amplifica il proprio raggio d’azione subito dopo: “La motivazione da sola non basta”. Sembra una banalità ma, riflettendo attentamente, non lo è.

“Siamo in un mondo in cui alcune mezze verità sembrano verità assolute, ad esempio il concetto del se vuoi puoi è una mezza verità. Il viaggio prevede la partecipazione degli altri – continua poi Antonio Monizzi – Ad esempio se voglio fare impresa, il mio volere va mediato con dei dati oggettivi e misurabili, con la realtà. Quindi – chiude Monizzi – devo affilare le armi, la sola motivazione non basta”.

The Marketing Coach e la passione per i libri

Concetti provenienti dall’esperienza fatta sul campo, dai cambiamenti, ma anche dalla sua passione, i libri. Da qui al testo Una cosa sola di Gary Keller che, come spiega il nostro ospite, distrugge il multitasking: “Fare tante cose insieme non funziona”.

Non solo, il ragionamento s’intensifica e pone al centro l’insufficienza della sola “forza di volontà” perché questa: “Non è sempre presente quando vuoi tu”.

Strumenti. Ecco a cassetta degli attrezzi di Monizzi

Non poteva mancare “la cassetta degli attrezzi”, un po’ gli strumenti indispensabili del nostro imprenditore: “Consiste in un metodo che ha 4 passaggi essenziali per il raggiungimento degli obiettivi – spiega Monizzi – Dall’analisi, la definizione degli obiettivi, le azioni da attuare e la messa in pratica”. C’è poi una skill particolare, a valle dei 4 totem di Monizzi: la continua verifica.

“Mi definisco un intellettuale del business – asserisce – La ricerca di un equilibrio tra la teoria e la pratica per me è fondamentale, l’una senza l’altro non funzionano”.

Il tutto ovviamente commisto con il giusto atteggiamento: “C’è una frase che amo tantissimo il pessimista si lamenta al vento, l’ottimista aspetta che il vento cambi, il realista aggiusta le vele”.

Una citazione che non a caso tocca chimicamente l’umore, il tono, ma fisiologicamente agisce sull’energia.

Ma come si agisce quando si scaricano le batterie? “Atteggiamento costruttivo – secco consiglia Antonio Monizzi – Di fronte a situazioni complesse dovremmo concentrarci sul qui e adesso, né a ieri, né a domani. Concentrarsi su piccolo momento, piccole azioni pratiche per migliorare, anche di un centesimo, e giovare all’umore”.

In chiusura il messaggio del Marketing Coach racchiuso in un payoff molto significativo: “Pensare da cliente e agire da professionista”.

“Ho imparato che spesso, nell’affrontare il mondo del business, non sempre la soluzione è quella apparente ma spesso è controintuitiva. Se vuoi essere efficace, far accadere ciò che volevi accadesse, vincere la tua scommessa, non puoi prescindere dagli altri ma capire come gli altri pensano, in quanto può accadere che non siano nemmeno consapevoli del pensiero stesso”.

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