Malattia del lavoratore all’estero: cosa fare?

La malattia del lavoratore all’estero

Durante l’arco della vita lavorativa potrebbe accadere che il lavoratore, magari durante una vacanza in un periodo di ferie, contragga la malattia all’estero.

Cosa bisogna fare in questi casi? Se il lavoratore si ammala:

  • in un paese UE o convenzionato con l’Italia fa fede il certificato medico e il lavoratore non deve presentare ulteriori prove o documenti;
  • in uno stato extra-UE non convenzionato con l’Italia, l’autorità diplomatica o consolare può verificare su richiesta del datore o dell’INPS l’esattezza di diagnosi e prognosi

Può accadere che un lavoratore che lavora in Italia regolarmente si trovi all’estero per trascorrere il periodo di soggiorno, e può accadere che si ammali al di fuori dei confini nazionali. I dubbi sorgono relativamente a come comportarsi rispetto al datore di lavoro: è necessario rivolgersi all’INPS? Oppure avvertire il datore di lavoro? Il lavoratore che si ammala all’estero deve tenere conto che esistono fasce di reperibilità, ovvero orari precisi in cui è necessario risultare reperibili, come accade normalmente nel momento in cui si svolge attività lavorativa in Italia.

Per il lavoratore che si ammala all’estero può accadere di essere impossibilitato a rientrare per ricominciare la normale attività lavorativa, a seguito del soggiorno fuori dal confine italiano. In questo caso come deve comportarsi il datore di lavoro? Rispondiamo qui a queste domande, tenendo conto del fatto che esistono delle tutele per il lavoratore italiano che si è ammalato durante un soggiorno all’estero, in egual misura di quelle previste durante il normale svolgimento del lavoro in Italia.

Nel caso di dichiarazione di falsa malattia, in Italia come all’estero, il lavoratore che risiede in Italia e si trova in soggiorno all’estero può rischiare ugualmente di essere accusato di assenteismo, nel caso in cui non sussiste la malattia. In questa eventualità, l’azienda può anche decidere li licenziare il dipendente per giusta causa.

Cosa deve fare il lavoratore quando si ammala all’estero?

Il lavoratore che si ammala all’estero può procedere allo stesso modo dell’Italia, secondo le indicazioni fornite dall’INPS, perché ha le stesse tutele del lavoratore che si ammala entro i confini nazionali. L’assenza dal lavoro deve però essere certificata dal medico anche nel caso in cui il lavoratore si trovi all’estero.

Cosa prevede l’Inps

Nel caso in cui il lavoratore lavori regolarmente in Italia, ma si trovi per un breve periodo a soggiornare all’estero, può accadere che si ammali, e che gli siano necessarie cure e un periodo di tempo a riposo per la guarigione. Può accadere quindi che il lavoratore si trovi in una situazione per cui è impossibilitato a tornare a lavorare secondo gli orari consueti e le modalità consuete in Italia.

In questo caso comunque sono previste delle forme di tutela, per i lavoratori che ammalandosi all’estero non possono ricominciare subito a svolgere il lavoro normalmente. Quando la malattia avviene in Italia, interviene l’INPS garantendo l’indennità di malattia al lavoratore.

L’azienda per cui lavora può richiedere il certificato di malattia del medico curante, e può accadere che il malato riceva una visita durante il giorno a controllo dello stato di malattia. Per i lavoratori dipendenti, pubblici o privati, esistono delle precise fasce orarie di reperibilità a casa, in caso di controlli.

Per quest’anno, applicate sette giorni su sette, sono previste fasce di reperibilità dalle 9 alle 13 del mattino e dalle 15 alle 18 del pomeriggio. Il lavoratore che si trova in stato di malattia è obbligato a rendersi reperibile presso la propria abitazione, e confermare così lo stato di malattia. Per il lavoratore che si ammala all’estero esiste la stessa procedura.