La rivoluzione gentile delle donne lavoratrici

La rivoluzione gentile delle donne nel mondo del lavoro 

Il tasso di occupazione femminile in Italia, ha finalmente raggiunto il 49%: si tratta di un record più che eccellente per la nostra Nazione.

Ma nonostante tutto, si è ancora lontani anni luce da quello che è la media degli altri Stati Europei in quanto, loro, si aggirano sul 60%: noi siamo penultimi sulla tabella europea.

Perchè siamo così inferiori?

Siamo con una percentuale bassa perchè che il 30% delle donne lascia il lavoro dopo la nascita di un figlio ed i dati peggiorano anche con l’arrivo del secondo figlio.

Qual è in realtà il problema?

In realtà, il vero problema non è solo il discorso del lasciare il lavoro per i figli o alla mancare di personale valido: alla base c’è bene altro!

Secondo il rapporto “Global Gender Gap” del World Economic Forum siamo il primo Stato al mondo per avere per numero di donne iscritte all’università ed il 60% dei laureati con 110 e lode sono proprio donna.

Ma cosa vogliamo dopo aver visto questi dati?

Come già detto il problema è monte! In quanto il vero problema è la mancanza di un welfare aziendale giusto in grado di aiutare le famiglie e le loro esigenze.

Se questo esistesse, le donne, non sarebbero sovraccaricate di lavoro, problemi ed impegni familiari che gravano solo su di loro. Questo è dimostrato anche dalla percentuale di donne con figli che si occupa solo del part-time (40,9%).

Le donne e l’economia lavorativa

Il 9 maggio scorso, durante il convegno “La rivoluzione gentile: perché il mondo del lavoro ha bisogno delle donne” organizzato da Este Edizioni e condotto da Chiara Lupi (Direttore Editoriale della casa editrice)a cui è intervenuta Riccarda Zezza (CEO di Life Based Value), ha evidenziato che il mercato del lavoro ha bisogno anche delle donne perchè porterebbe tanti vantaggi e maggiore economia alla società.

Conclusioni

Non si riesce ancora a capire come mai, nel 2020 in Italia, il lavoro femminile ma soprattutto le donne, sono ancora poco considerate nel mondo lavorativo.

Veramente preoccupante questa fase se si pensa, che in altre parti del mondo all’avanguardia come lo è anche l’Italia, le donne non abbiano un vero ruolo come categoria di lavoratrici.

Eppure le loro qualifiche sono alte ed il “accanimento” alla famiglia ed al lavoro è bene risaputo e riconosciuto. Le donne italiane non tralasciano nulla sul loro cammino e men che mai la famiglia se dovessero fare una scelta.

Quindi il punto è proprio lì…trovare un punto di unione adatto per la loro figura di donna lavoratrice, donna moglie e donna mamma: solo così si riuscirà a trovare un unione ed un accordo su tutto e sarebbero tutti più felici ed appagati.

Ora è solo compito dello Stato porsi verso questo indirizzo e delle aziende di scegliere ed adattare verso questo nuovo possibile modo di procedere.