Tutti ricordiamo Michael Jordan per i sei anelli NBA, i canestri impossibili allo scadere e l’aria di invincibilità che emanava ogni volta che metteva piede in campo. Lo guardiamo e pensiamo: “Beh, lui era un alieno, naturale che abbia vinto tutto”.
Ma la verità è un’altra. Dietro quel mito c’è una quantità di porte in faccia, tiri sbagliati e frustrazione che farebbe mollare il 99% delle persone.
Se ci pensi, la vita da imprenditore non è molto diversa. Quante volte hai l’impressione di fare tutto bene, e poi la campagna marketing fa flop, il cliente storico ti pianta in asso o il mercato cambia direzione all’improvviso?
Ecco perché, se fai impresa, non devi studiare Jordan per come vinceva, ma per come gestiva la strada verso la vittoria.
1. La regola dei 9.000 tiri sbagliati
C’è una frase di Jordan che ogni imprenditore dovrebbe stamparsi in ufficio:
“Ho sbagliato più di 9.000 tiri nella mia carriera. Ho perso quasi 300 partite. Per 26 volte mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito ripetutamente nella mia vita ed è per questo che ho avuto successo.”
Nel business abbiamo una paura matta di sbagliare. Rinviamo il lancio di un prodotto perché “non è perfetto”, o ci deprimiamo se una trattativa va male. Jordan ci insegna che il fallimento non è il contrario del successo, ma una sua statistica interna.
Ogni “No” di un cliente, ogni bug nel sistema, ogni investimento sbagliato è solo un tiro fuori bersaglio. La differenza tra un’azienda che chiude e una che domina il mercato sta tutta qui: la capacità di raccogliere la palla e continuare a tirare.
2. Il successo si costruisce quando i riflettori sono spenti
Jordan non è diventato MJ durante le finali NBA. Lo è diventato alle sei del mattino, in palestre deserte, a fare lo stesso identico movimento mille volte di fila, finché le mani non sanguinavano. Pretendeva il massimo da se stesso anche quando nessuno guardava.
Da imprenditore, il tuo “allenamento a porte chiuse” è tutto ciò che succede dietro le quinte:
Ottimizzare i processi interni anche se è noioso.
Studiare i dati e i bilanci la sera tardi.
Curare il servizio clienti nei minimi dettagli.
Il successo che il pubblico vede là fuori è solo il risultato della disciplina che applichi quando sei da solo nella tua stanza.
3. La sindrome del “Faccio tutto io” (E perché ti manderà al tappeto)
All’inizio della sua carriera, Jordan era una forza della natura. Segnava 50 punti a partita, faceva giocate spettacolari, ma i Chicago Bulls perdevano. Perché? Perché giocava da solo contro cinque.
Ha iniziato a vincere i campionati solo quando ha capito che doveva fidarsi dei suoi compagni – accettando che Scottie Pippen o Steve Kerr potessero fare l’ultimo tiro al posto suo – e seguire gli schemi di coach Phil Jackson.
Questo è l’errore fatale di molti piccoli imprenditori. All’inizio sei il contabile, il venditore, il grafico e il segretario della tua attività. Ma se vuoi crescere, devi imparare a delegare. Non puoi scalare un business se sei convinto di essere l’unico a saper fare le cose per bene. Anche il più grande talento del mondo, senza una squadra, perde contro un team mediocre ma organizzato.
Il tuo prossimo tiro
Fare impresa oggi richiede un coraggio enorme. Significa prendersi la responsabilità di fare l’ultimo tiro quando la partita è agli sgoccioli, la palla scotta e tutti gli occhi sono puntati su di te.
A volte quel tiro entrerà e sarà un trionfo; a volte prenderà il ferro e farà male. Ma l’unica cosa che un imprenditore non può permettersi di fare è restare in panchina a guardare gli altri che giocano.
Quindi, rimettiti in piedi, aggiusta la mira e fai il tuo prossimo tiro.