La “rivoluzione” femminile nel lavoro

La femminilizzazione del lavoro

Il numero elevato di donne che sono entrate nel mercato del lavoro è un dato di fatto che ormai fa parte delle statistiche italiane: dato che, tra l’altro, ha cambiato anche il rapporto umano.

Infatti, con l’introduzione delle nuove tecnologie e con la crescita del settore terziario che hanno cambiato il mercato, finalmente da un pò di anni anche le donne sono “entrate di ruolo” in questo ambito che nei secoli precedenti non era neanche pensabile per loro.

Da dove partire per conoscere?

L’analisi del mercato del lavoro femminile parte: dai dati ufficiali, dalle notizie di stampa, dai testi classici e dai testi recenti.

Ed è da questo che nasce anche una discussione in cui vengono conosciute e considerate le cause con tutte le relative conseguenze in base ai ruoli lavorativi delle donne.

Tutto questo comporta preoccupazioni?

Ovvio che si!

Fra tutte le varie preoccupazioni, quelle più sentite riguardano proprio il mercato del lavoro: si tratta dei progetti di emancipazione femminile che sono inerenti l’indipendenza economica.

L’indipendenza economica è per tutte?

Secondo l’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro), nonostante ci sia stata una massiccia entrata di donne nel campo lavorativo, in realtà, la verità è che solo alcune donne hanno avuto delle vere e proprie opportunità lavorativa.

Infatti, molte donne, sono rimaste solo delle vittime in quanto costrette in lavori precari e poco retribuiti molte volte neanche tutelate da una protezione sociale valida.

Sono state solo coinvolte in un cambiamento lavorativo ma senza un vero e proprio riscontro favorevole per loro.

Ecco i dati rilevati da questo “censimento”:

– la partecipazione femminile al lavoro è del 54% rispetto all’80% degli uomini;
– il 70% delle persone più povere nel mondo sono proprio donne;
– le donne guadagnano il 20-30% in meno agli uomini.

Cosa si evince da questi dati?

Da questi dati si nota che, nonostante siamo nel 2020, l’occupazione femminile è inferiore rispetto a quella maschile: questo porta, assolutamente, ad una maggiore povertà femminile!

Anche nelle posizioni lavorative paragonabili a quelle maschili hanno un guadagno inferiore perchè non sono mai classificate come al loro pari.

Purtroppo la realtà dei fatti è ancora questa!

Inoltre, anche i dati dei movimenti migratori, parlano chiaro!

Le donne sono i soggetti più vulnerabili costretti anche ad abusi nel campo lavorativo.

Conclusioni

Queste notizie fanno capire che per le donne c’è ancora molto da realizzare: c’è ancora da fare tanta strada ed anche in salita affinchè, veramente, si possa parlare di parità di diritti fra uomini e donne.

Le pari opportunità ci sono anche per loro ma c’è bisogno che si “estraggono” da un mondo lavorativo ancora prettamente maschile.