Il lavoratore quando si ammala all’estero: cosa deve fare?

Cosa deve fare il lavoratore quando si ammala all’estero?

Il lavoratore che si ammala all’estero deve quindi compiere la stessa procedura di un lavoratore che si ammala in Italia.

L’Inps spiega che è necessario che la certificazione riporti tutte le informazioni salienti:

“Per ricevere la prestazione economica è necessaria la certificazione medica contenente tutti i dati ritenuti essenziali dalla normativa italiana (intestazione, dati anagrafici del lavoratore, prognosi, diagnosi di incapacità al lavoro, indirizzo di reperibilità, data di redazione, timbro e firma del medico).”

Allo stesso modo quindi il lavoratore che si trova in stato di malattia all’estero deve rendersi reperibile, e la certificazione medica deve essere compatibile con le regole del paese in cui il soggetto si trova.

Bisogna però fare una distinzione nel caso in cui il lavoratore si trovi in un paese dell’Unione Europea, oppure che si trovi in un paese che ha stretto accordi con l’Italia oppure in un paese che non ha stretto accordi con l’Italia.

Il lavoratore si ammala all’estero: un paese dell’unione europea

L’INPS ha proposto una guida che mostra come comportarsi nel caso di malattia all’estero in diversi paesi, facendo una distinzione tra quelli appartenenti all’Unione Europea e quelli non appartenenti.

Nel caso in cui il lavoratore si trova in un paese dell’Unione Europea, le normative a cui si fa riferimento in caso di malattia sono quelle del paese dove il lavoratore è assicurato.

La certificazione medica in questo caso va richiesta ad un medico curante nel paese estero, facente parte dell’Unione Europea, in cui ci si trova.

Entro due giorni questo certificato deve essere inviato all’INPS in Italia, e al datore di lavoro.

La malattia all’estero: un paese fuori dall’UE con accordi in Italia

Nel caso di malattia all’estero, in un paese che non fa parte dell’Unione Europea, ma per cui sono in essere accordi sociali con l’Italia, le regole sono pressoché le stesse rispetto ad uno stato membro dell’Unione Europea, però non è necessario in alcuni casi che la certificazione di malattia venga legalizzata nel paese in cui ci si trova.

Questo è il caso di paesi come Argentina, Brasile, Macedonia, Montenegro, Principato di Monaco, Tunisia, Repubblica di San Marino.

In questi casi la certificazione può essere valida per il paese di provenienza, cioè l’Italia, ma può non essere necessario che venga legalizzata anche nel paese in cui ci si trova.

In questo caso l’INPS erogherà l’indennità di malattia allo stesso modo rispetto a quando la malattia si presenta entro i confini nazionali, oppure in stati facenti parte dell’Unione Europea.

La malattia all’estero: un paese fuori dall’UE senza accordi con l’Italia

Esiste anche l’eventualità che il soggetto che lavora regolarmente in Italia abbia contratto malattia in uno stato che non fa parte dell’Unione Europea, e non ha accordi con l’Italia in merito. In questo caso, come spiega l’INPS, l’indennità di malattia deve essere presentata da una rappresentanza italiana all’estero:

“La corresponsione dell’indennità di malattia può aver luogo solo dopo la presentazione all’INPS della certificazione originale, legalizzata a cura della rappresentanza diplomatica o consolare all’estero.”

La regolarizzazione della certificazione può avvenire in questo caso anche dopo il rientro in Italia del lavoratore, entro la prescrizione annuale.

Va ricordato infine che alcuni paesi, aderenti alla Convenzione dell’Aja, non sono obbligati alla legalizzazione del documento.

I paesi sono: Albania, Andorra, Australia, Bielorussia, Estonia, Marocco, Nuova Zelanda, Sudafrica.

Risulta infine possibile che il soggetto malato che si trova in Italia chieda di trasferirsi all’estero per ricevere cure, in questo caso il medico legale deve verificare che il malato non incorra in rischi alla salute dovuti allo spostamento.