I diritti per la maternità nei vari tipi di contratti di lavoro

Maternità e lavoro: i diritti per tutti i tipi di contratto

Il lavoro è suddiviso per tipo di contratto a cui aderiscono anche e mamme lavoratrici.

Ad ogni tipo di contratto ci sono dei diritti a cui ci si deve attenere.

I tipi di contratto sono:

  • Mamme lavoratrici dipendenti a tempo determinato:

          – Sicurezza e salute della madre lavoratrice: il datore di lavoro deve rispettare i              le regole imposte dalla legge in cui permettono alla donna di continuare a svolgere              il suo ruolo senza mettere rischiare la sua salute e quella del bambino;

Congedo di maternità: è un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro                        concesso dall’INPS;

           – Indennità: è prevista un’indennità giornaliera pari all’80%;

           – Congedo parentale: si tratta di un’astensione facoltativa dei genitori per un                     periodo massimo di 10 mesi nei primi 12 anni di vita del bambino;

           – Permessi di riposo: è previsto un periodo di riposo per l’allattamento, per                       malattia o in caso di handicap gravi del bambino;

          – Congedo per malattia del figlio: i genitori, in modo alternato, hanno diritto ad                astenersi dal lavoro per tutta la durata della malattia del bambino fino ai 3 anni.                Dai 3 agli 8 anni l’astensione è di un massimo di 5 giorni l’anno.

  • Mamme lavoratrici part time:

I diritti della normativa vigente per mamme lavoratrici part time:

Sicurezza e salute della madre lavoratrice: il datore di lavoro ha l’obbligo di                i divieti imposti alla madre lavoratrice che le permettono di continuare a                            svolgere la sua mansione senza mettere a rischio la salute propria e del suo                        bambino. Le tutele si applicano in caso di lavori pericolosi e di fatica, ma anche                  per orari di lavoro notturni;

          – Congedo di maternità: il congedo di maternità è un periodo, flessibile, di                         astensione obbligatoria dal lavoro per un totale di 5 mesi. I due mesi precedenti                 la data presunta del parto e i tre mesi dopo il parto. Un mese precedente al parto               e 4 mesi successivi, previo parere medico preventivo. 5 mesi successivi al parto,                 qualora il medico specialista e il medico competente sulla salute nei luoghi di                     lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante               (ddl 1334 Legge di Bilancio 2019);

          – Indennità: per il periodo del congedo di maternità è prevista un’indennità                        giornaliera pari all’80% il trattamento economico è riproporzionato in ragione                      dell’entità della prestazione lavorativa;

          – Congedo parentale: in sintesi è l’astensione facoltativa dei genitori per un                        periodo di massimo 10 mesi nei primi 12 anni di vita del bambino. Il congedo                      parentale può essere richiesto dalla madre e dal padre lavoratore per un periodo                continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi;

Permessi di riposo: per le mamme lavoratrici dipendenti sono previsti dei                        periodi di riposo per l’allattamento e in caso di handicap gravi del proprio figlio;

Congedo per malattia del figlio: i genitori (alternativamente) hanno diritto ad                 astenersi dal lavoro per tutta la durata della malattia del figlio fino ai suoi 3 anni.               Dai 3 agli 8 anni del figlio l’astensione è di massimo 5 giorni l’anno. Il congedo                   per malattia del figlio non è retribuito.

  • Mamme lavoratrici autonome:

    I diritti delle mamme lavoratrici autonome previsti dalle legge sono:

       – Congedo di maternità per le lavoratrici iscritte alla gestione separata INPS (art 64 T.U.): le madri lavoratrici autonome iscritte alla gestione separata INPS, ossia le collaboratrici coordinate, le professioniste senza albo e cassa previdenziale, le associate in partecipazione e le libere professioniste, hanno diritto a un congedo di maternità;

– Congedo di maternità per le lavoratrici autonome (art. 66 T.U.): ossia le artigiane, commercianti, coltivatrici dirette, colone, mezzadre, imprenditrici agricole professionali, nonché alle pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne, hanno diritto a un congedo di maternità;

– Congedo di maternità per le libere professioniste con casse previdenziali di categoria (art 70 T.U.): è prevista l’indennità di maternità. Nella scheda di approfondimento vengono spiegati punto per punto i requisiti e le percentuali dell’indennità che spetta alle lavoratrici, i requisiti necessari per la richiesta e la modalità di richiesta del congedo all’INPS e i relativi documenti necessari;

– Congedo parentale: in sintesi è l’astensione facoltativa dei genitori per un periodo di massimo 6 mesi nei primi 3 anni di vita del bambino. Nella scheda di approfondimento prerequisiti e tempistiche.

Violazione dei diritti della mamme lavoratrici in Italia

Dalle testimonianze raccolte tramite i social ed i programmi territoriali, molte donne, una volta rimaste incinte hanno subito violazioni e sono state discriminate sul lavoro.

Cosa fare in caso di violazioni

Esistono delle leggi proprio per tutelare le mamme lavoratrici che è dovere dello Stato applicare nel caso si verifichino questi soprusi.

Ecco alcune soluzioni caso per caso a cui attenersi:

  • Nel caso che durante il colloquio di lavoro sia stato chiesto alla candidata se avesse pianificato una gravidanza e, dopo una risposta positiva, è stata esclusa dall’assunzione: è stato violato l’articolo 27 del D.L. 11/04/2006 n° 198, ed il soggetto discriminato (in base all’articolo 36 dello stesso decreto), può portare l’eventuale datore di lavoro in giudizio presso il Giudice del Lavoro;
  • Quando la lavoratrice, al ritorno dalla maternità, si ritrova con un demansionamento facendole pesare la maternità come periodo di riposo e di nessuna voglia di lavorare. Il demansionamento potrebbe essere deciso insieme nel caso si svolga un lavoro pesante o se la lavoratrice lo desideri ma, se, è usato come violazione dei diritti non è ammesso;
  • Se alla notizia della gravidanza o al ritorno dalla maternità la lavoratrice è stata licenziata o costretta a lasciare il posto di lavoro. Se, il datore do lavoro afferma che era già stata licenziata nel momento della notizia della gravidanza, la donna, deve presentare una certificazione che la possa tutelare;
  • Se, al rientro dalla maternità, la lavoratrice chiede il part time, ma il titolare fa problemi perché lo ritiene un danno per la sua attività. Il datore di lavoro non può opporsi nel caso abbia ancora diritto al congedo parentale;

  • Se, al rientro dalla maternità, la lavoratrice anche nel tempo non è riuscita a crescere professionalmente, al contrario dei colleghi uomini o delle colleghe senza figli. La donna potrebbe agire in giudizio per ottenere un risarcimento.

Quali sono i diritti che la legge deve tutelare?

La legge ha il dovere di proteggere le mamme lavoratrici dalle violazione e deve permette loro di poter continuare la loro vita professionale senza nessun tipo di ostacoli.

La legge deve tutelarle in caso di:

  • Licenziamento in caso di gravidanza: non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine del congedo di maternità (compreso 1 anno di età del bambino). La donna è tutelata anche nel caso ci sia un licenziamento collettivo a meno che l’azienda non chiuda del tutto;

  • Demansionamento in caso di gravidanza: non può cambiare ruolo anzi potrà beneficiare di eventuali miglioramenti;
  • Ostacoli alla carriera e discriminazione della donna: è vietata qualsiasi forma di discriminazione (matrimonio, di famiglia, di gravidanza e di maternità -anche per l’adozione-).

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui