Come aprire Partita IVA: tutto quello che devi sapere

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Aprire partita IVA non è mai una decisione facile, anche se quando scegli di diventare un imprenditore è un passo necessario.

Non basta dire “Vado da un commercialista, sarà lui a occuparsi di tutto”, è invece importante che tu abbia chiaro cosa vuoi fare, come lo andrai a fare e, anche se affidi la tua contabilità a un esterno, è bene che tu sia informato su quali sono i regimi ai quali appartieni, le possibili spese da scaricare e tanto altro ancora.

Per altro, aprire una partita IVA di per sé non è molto complicato, è tutto quello che sta intorno che non sempre è di facile comprensione.

Prima di vedere tutti i dettagli, una doverosa precisazione: in questo caso ci occupiamo della partita IVA per singolo individuo (libero professionista o ditta individuale) e non di apertura di una partita IVA per una società per la quale non basta solo l’apertura della partita IVA, ma è necessario anche l’intervento del notaio così come svolgere altri adempimenti.

aprire partita IVA

Chi può aprire la partita IVA

Possono aprire partita IVA i titolari di società e i professionisti autonomi ossia colore che esercitano un’attività economica organizzata “allo scopo di vendere, produrre e scambiare beni e servizi”.

Tra questi, però, bisogna fare un’ulteriore distinzione. Sei un consulente, uno psicologo, un giornalista, un grafico ecc…? In questo caso aprirai appunto partita IVA come libero professionista. Diversamente, ti occupi di riparazioni meccaniche o sei un artigiano? In quel caso dovrai aprire la partita IVA come ditta individuale.

Perché è necessario fare questa differenza? Perché l’iter è diverso, vediamolo in dettaglio.

Come aprire partita IVA: i primi passi

Intanto c’è da dire che la partita IVA è un numero composto da 11 cifre, le prime 7 indicano il contribuente mentre le 3 successive indicano il codice dell’Ufficio delle Entrate e l’ultima è invece un numero di controllo. Per aprirla, bisogna comunicare all’Agenzia delle Entrate l’inizio della propria attività entro 30 giorni da quando in effetti l’avrai iniziata.

Se sei un libero professionista dovrai farlo con una apposita dichiarazione su modello AA9/7 e dovrai iscriverti alla Gestione Separata INPS che sarà appunto il tuo ente di previdenza. Questo a meno che tu non sia un lavoratore dello spettacolo e in questo caso ti debba iscrivere all’Enpals o per esempio un giornalista e in tal caso dovrai iscriverti all’INPGI2. L’iscrizione all’INPS vale dunque per chi non svolge una professione che abbia una cassa previdenziale apposita.

Se invece devi aprire partita IVA come ditta individuale il modello che devi compilare è il modello AA7/7 e dovrai anche iscriverti presso il Registro delle Imprese che si trova nelle Camere di Commercio. Per semplificare tutte le operazioni puoi utilizzare la Comunicazione Unica e in un sol colpo richiedere: codice fiscale e partita IVA, aprire posizione INAIL, iscriverti all’INPS, iscriverti al Registro delle Imprese.

Questa comunicazione può essere trasmessa solo in via telematica e attraverso i software della Camera di Commercio.

Quanto ai modelli AA9/7 e AA7/7, che puoi scaricare sul sito, puoi presentare la documentazione in 3 modi:

  • direttamente in un ufficio dell’Agenzia delle Entrate purché tu abbia con te un documento d’identità;
  • inviandoli con raccomandata A/R sempre con allegata la fotocopia del documento di identità;
  • inviandoli per via telematica tramite il software apposito che si scarica dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Al momento di aprire partita IVA, dovrai inoltre scegliere il codice Ateco che identifica la tua attività.

Come fare a capire qual è il codice Ateco? Basta cliccare sull’apposito sito, descrivere cosa fai e il sistema ti dirà qual è il tuo codice a te destinato.

I costi della partita IVA

Dovrai inoltre scegliere il regime contabile all’interno del quale pensi di inserire la tua attività. È un passaggio molto molto delicato che in alcuni casi presuppone che tu sappia – sì, ancora prima di iniziare! – quanto prevedi di guadagnare. Prenditi dunque il tuo tempo, se vuoi consultati con un commercialista o se sei un lavoratore autonomo chiedi a chi svolge la stessa attività da più tempo di te. Questi i due regimi:

  • Regime di Contabilità ordinaria: da scegliere se guadagni abbastanza visto che ha delle spese di gestione.
    Chi si iscrive come ditta, dovrà pagare alla Camera di Commercio circa 80100 euro oltre al costo del commercialista, i contributi INPS, senza dimenticare l’Irpef (basata sul reddito) e l’Irap, sul valore aggiunto prodotto.
  • Regime forfettario: prevede la tassazione agevolata del 5% per i primi 5 anni (dove ricorrano anche i requisiti per il regime forfettario startup) e del 15% dal sesto anno, mentre i contributi INPS gravano per il 27% sul reddito di impresa.

Inoltre, come deciso dalla Legge di Stabilità 2016, devi prevedere dei limiti reddituali all’interno dei quali scegliere il tuo regime (parliamo di importi lordi):

  • 30 mila euro per professionisti, artigiani e imprese;
  • 50 mila euro per commercianti, alberghi e ristoranti;
  • 40 mila euro per ambulanti di alimentari e bevande;
  • 30 mila euro per ambulanti di altri prodotti.

Se invece guadagni di più di quanto previsto per la tua categoria devi passare al regime ordinario.

Quanto ai vecchi contribuenti minimi, se hai iniziato la tua attività così, potrai procedere con la tassazione al 5% fino al quinto anno dopo l’apertura o fino a quando avrai compiuto 35 anni.

Aprire Partita IVA agevolata con il regime forfettario

I regimi forfettari hanno dalla loro tanti vantaggi:

  • esenzione dell’IVA: non dovrai aggiungerla nei tuoi compensi. Sarai dunque esonerato dalla dichiarazione IVA trimestrale e annuale.
  • esenzione dalla ritenuta d’acconto;
  • tasse più basse: l’Irpef è pari al 5% per i primi 5 anni mentre in quella ordinaria varia in base agli scaglioni di redditi e inoltre sei essente dall’IRAP.
  • Semplificazioni contabili: sarai esonerato dalla presentazione degli Studi di Settore, dalla registrazione delle fatture (anche se rimane l’ obbligo di numerazione e conservazione delle fatture e dei corrispettivi), dalla presentazione dello spesometro ecc..

Limiti per il regime forfettario

A parte il fatto di dovere stare sempre attento a non sforare, un grosso limite riguarda i collaboratori, cosa molto importante per te che vuoi fare impresa. Con il regime forfettario attuale puoi sì avere collaboratori, dipendenti, tirocinanti, collaboratori occasionali, co.co.co ecc… purché le spese per loro non eccedano i 5mila euro lordi all’anno, comprensivi sia di retribuzione che di oneri sociali e contributi assistenziali (INPS o simili e INAIL).

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Aprire Partiva Iva con il regime ordinario

Come abbiamo detto, se non rientri nei limiti dei redditi deve aprire una partita IVA con regime ordinario, significa che:

  • sei assoggettato agli Studi di Settore
  • devi versare l’IVA
  • puoi assumere dipendenti o avere dei collaboratori senza limite
  • non hai limiti per i ricavi né per le esportazioni

L’Irpef è per scaglioni e funziona così:

  • 23% per i redditi fino a 15.000 euro;
  • 27% per la parte di reddito che va da 15.001 a 28.000 euro;
  • 38% per la parte tra 28.001 e 55.000 euro;
  • 41% per la parte tra 55.001 e 75.000 euro;
  • 43% per la parte di reddito superiore a 75.000 euro.

Le spese deducibili

Quanto posso scaricare? È la domanda che probabilmente ti sarai fatto. Se fai parte dei regime forfettari, non hai costi deducibili mentre se hai una partita IVA ordinaria, potrai dedurre le spese che sono inerenti all’attività svolta, sottraendo i costi ai ricavi.

Non tutto però è deducibile e allo stesso modo: le spese per la casa, per esempio, possono essere scaricate al 50% solo se l’hai indicata come sede del tuo lavoro. Per sapere quali spese puoi scaricare e quali no, devi guardare cosa è legato alla tua attività. Nel caso delle ditte individuali, solo per fare qualche esempio, sono scaricabili le spese per beni strumentali che partecipano alla formazione del reddito come computer, macchine per ufficio, mobili ecc… entro certi limiti.

Quanto costa la Partita IVA?

La risposta è “dipende”. Se procedi autonomamente con l’apertura della Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate e l’INPS i costi sono praticamente nulli, aumentano se ti affidi a un commercialista, figura di riferimento e che ti sarà di supporto specie all’inizio. In genere, il compenso va dai 500 ai 1000 euro all’anno.

Se invece devi iscrivere la ditta alla Camera di Commercio, vanno aggiunti anche i diritti camerali.

E tu: sei pronto per aprire Partita IVA?

Dopo tutto quello che ti abbiamo detto, ti senti pronto per dare il via alla tua attività? Se sei un libero professionista che ha finora lavorato con ritenuta d’acconto o sei un ex lavoratore dipendente, sappi che aprire Partita IVA sarà sicuramente molto impegnativo: devi stare ancora più attento a come gestisci il tempo, a dargli il giusto valore, a tenere sotto controllo le spese.

Inoltre, l’apertura della Partita IVA è solo il passo successivo rispetto a quando decidi di metterti in proprio o aprire una ditta. Prima infatti di aprire la tua posizione con il Fisco, devi valutare con attenzione l’attività che andrai a svolgere, i punti di forza, di debolezza, le opportunità e anche le minacce e puoi farlo grazie all’analisi SWOT.

Lo stesso consiglio che abbiamo dato per l’apertura di un coworking e che vale per qualsiasi impresa professionale. Avere le idee chiare e sapere dove si vuole arrivare sono sicuramente i primi passi da compiere.

Cristina Maccarrone

Giornalista, blogger e community manager con una grande passione per il mondo del lavoro, le imprese e le persone. Adoro leggere, chiacchierare dal vivo e sui social, in particolare su Twitter dove mi trovi come @cristinamacca.

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