Business a entrate ricorrenti: perché sceglierlo e dove investire.

Business a entrate ricorrenti
Business a entrate ricorrenti

Fare business oggigiorno sta diventando sempre più facile e sono molte le possibilità per costruire un’attività imprenditoriale solida e redditizia: c’è chi sceglie le vendite una tantum perché di più semplice circolazione, e chi opta per una tariffa a entrata ricorrente per assicurarsi un guadagno mensile, che seppur piccolo assicura una regolarità.
Tuttavia se da un lato la vendita una tantum può risultare più diretta e redditizia, da un altro risulta essere più ostica per costruire un business a lungo termine. Dunque, l’alternativa può essere quella di un business a entrate ricorrenti, dove il cliente oltre a pagare una tariffa mensile o annuale di piccola somma, crea una sorta di fidelizzazione con il fornitore. 

Business a entrate ricorrenti: quali sono i prodotti più redditizi

Sono molti i servizi che si possono vendere online, ma quelli più adatti all’abbonamento sono senz’altro la produzione di contenuti che vanno dagli articoli ai video. Infatti creare contenuti di qualità significa spendere molta energia e lavoro, due componenti facilmente traducibili in flussi di entrate ricorrenti con ridotti investimenti finanziari. La chiave per un business vincente in questo campo sta nel tenere conto nella forte concorrenza e nella capacità di sapersi distinguere e catturare l’attenzione del pubblico di destinazione.

Tra i prodotti vendibili in modo ricorrente ci sono anche e sicuramente i software: sono molto più costosi da creare rispetto ai contenuti, ma hanno anche il potenziale per generare molti più profitti. Inoltre, a differenza dei contenuti, che di solito sono legati ad un brand personale, alla fine è possibile vendere un’attività di software per un reddito mensile moltiplicato per 20 o 40 volte: il modo più semplice per iniziare con i prodotti SaaS (software-as-a-service) è avviare l’attività in autonomia, ovvero creare un prodotto da soli senza accettare alcun investimento esterno. Per questo, bisogna essere in grado di costruire un prodotto originale o avere i soldi per assumere uno sviluppatore che lo crei. 

La terza possibilità sono i prodotti fisici. I margini sono molto più bassi rispetto ai contenuti e al software perché è necessario fabbricare i prodotti, imballarli, immagazzinarli, spedirli, ecc. Richiede anche un maggiore capitale di avvio perché non si possono semplicemente creare i prodotti da soli. Tuttavia, costruire un’attività di abbonamento a prodotti fisici è sicuramente possibile, e l’attività imprenditoriale di riferimento è l’e-commerce.  

Infine si possono vendere per abbonamento i  servizi produttivi atti a generare un successivo servizio. Per poterlo fare bisogna: 

  • Identificare un servizio necessario su base regolare (supporto tecnico, creazione di contenuti, pubblicità a pagamento, ecc.);
  • Metterlo in produzione sistematizzando l’intero processo di erogazione di quel servizio;
  • Chiedere una quota di iscrizione mensile.

I modelli per un buon business ad abbonamento

Non basta solo individuare i prodotti che si possono vendere a livello reiterato, ma bisogna tenere conto anche di come farlo.
Molte aziende stanno cercando di accrescere costantemente le loro relazioni con il cliente cercando di soddisfare le loro esigenze in continua evoluzione. Questo significa che le aziende stanno cercando di andare oltre gli acquisti transazionali una tantum per passare a diventare fornitori di servizi continui.

Il vantaggio chiave di una relazione di servizio continuativa, è la capacità di acquisire dati dei clienti nel tempo e fornire esperienze personalizzate attraverso raccomandazioni. Ulteriori transazioni a valore aggiunto aumentano l’utilità e il valore degli acquisti primari di un cliente. Nella realizzazione di questo business riscontriamo 4 tipi di modelli: 

  1. Abbonamento per servizi: è uno dei modi più comuni per creare entrate ricorrenti. Alcune organizzazioni hanno un unico prezzo di sottoscrizione e offerta, mentre altre offrono prezzi differenziati, con maggiori benefici e accesso a livelli più alti. Quest’ultimo offre ai clienti una maggiore flessibilità e offre l’opportunità di commercializzare “l’aggiornamento” ai membri di livello inferiore;
  2. Pagamento per utilizzo: se si vende un prodotto o un servizio che i clienti non usano necessariamente su base continuativa, è possibile considerare un modello pay-per-use o à-la-carte. I clienti potrebbero sentirsi derubati se devono pagare un intero mese o un anno in anticipo quando pianificano di utilizzare un prodotto o il servizio solo occasionalmente, quindi à la carte è una buona alternativa in aggiunta ai pagamenti automatici degli abbonamenti;
  3. Prodotti o servizi aggiuntivi: i prodotti ausiliari che migliorano l’offerta principale possono essere un ottimo modo per dare una spinta al flusso di entrate. Tra gli esempi possiamo elencare sicuramente i servizi come l’assistenza clienti premium o i piani di protezione del prodotto;
  4. Partnership: esistono metodi a basso costo entrando in sistemi di “economia associativa” come ad esempio una partnership con un’organizzazione che offre prodotti o servizi complementari che i tuoi clienti potrebbero desiderare. Si possono condividere entrate o commissioni con l’organizzazione per i referral o gli sforzi di cross marketing, senza correre il rischio di sviluppare e vendere i loro prodotti da soli. Su questa linea stanno spopolando gli hotel che stringono collaborazioni con società di noleggio auto e ricevono denaro in più per il servizio offerto. per gli ospiti che noleggiano auto durante i loro soggiorni.

Riassumendo quanto detto, è sicuramente possibile costruire un’attività di successo con vendite una tantum, ma non è l’opzione migliore: scegliere il modello di entrate ricorrenti da’ maggiore sicurezza non solo all’attività imprenditoriale che si vuole far decollare ma crea anche un legame tra fornitore e cliente, da non sottovalutare per la riuscita di un business di successo.