Breve storia di un designer

L’esperienza mi ha aiutato molte volte nel tirarmi fuori da situazioni difficili. Mio malgrado, ho dovuto anche usare quello che altri chiamano talento, anche se sono restio a riconoscermene .

Ho avuto la fortuna di poter sviluppare una carriera lungo 3 continenti, spesso al servizio di grandi società e va da se che quando affronti piccole difficoltà, provi a non farti spaventare e fai di ogni cosa tesoro, per andare avanti.

Quella che stai leggendo è la storia di un uomo che attraverso delle intuizioni,  ha anticipato qualche pezzo di futuro, senza rimanerne ossessionato.

E’ la storia di un uomo comune che non insegue per forza il successo. Il suo obiettivo è una egoistica voglia di stupire se stesso, sforzandosi di immaginare cose che ancora non esistono o per le quali varrebbe la pena sforzarsi al fine di creare qualcosa.

Personalmente credo molto nell’allenare la mente. Sotto alcuni aspetti è comunque da considerarsi un muscolo e come tale meglio tenerla allenata se la si vuole sempre all’altezza della situazione. È stata una cosa che mi ha contraddistinto sin da piccolo.

Ho sempre avuto una passione per il disegno, nei primi anni soprattutto di automobili, ne disegnavo a centinaia. Alcune improponibili, altre forse valide ancora adesso.

Vedevo nel motorsport, in particolare nella F1, quel mix di design e ingegneria, quel campo dove se avevi una idea valida, potevi fare la differenza, aiutare un pilota a conquistare la sua vittoria.

Un anno prima del mio ingresso nel mondo della Scuola Superiore ebbi una idea. Perché non realizzare una F1 con doppio fondo che consentisse di aggirare i regolamenti vigenti all’epoca e introdurre di nuovo, in maniera legale, le cosiddette minigonne?

Vaneggiamenti di un adolescente. Ciononostante butto giù qualche disegno e li invio alla Scuderia Ferrari ed anche a Rombo ed Autosprint, due riviste del settore. 

Felice come una pasqua, ricevo una missiva da Maranello dove mi fanno i complimenti e mi mandano delle foto autografate dei miei idoli.

Anche le riviste pubblicano i miei disegni e, per un adolescente, quella era già una gran bella soddisfazione.

Arriva il 1992 e le scuderie di F1 iniziano a presentare le monoposto. La Ferrai presenta al mondo la F92A, la prima F1…con doppio fondo.

Una splendida e fortuita coincidenza ma resta il fatto che la cosa è di per se molto divertente.

Invio una lettera alla Ferrari per evidenziare la stranezza (l’email non era ancora diffusa) e attendo risposta. 

Il Presidente dell’epoca mi risponde che sì, ci sono somiglianze, ma perché io e Jean Claude Migeot, Chief Designer di Ferrari, abbiamo casualmente avuto la stessa intuizione.

Gli anni passano e le passioni crescono. Come anche il sottoscritto.

Con l’avvento della generazione iPhone inizio a cimentarmi nella realizzazione di quelli che vengono chiamati “concept”, design di futuristici dispositivi che anticipano quelli a venire.

Molti di questi finiscono sulle maggiori testate Internet, come Mashable, Gizmodo, Wired, Techcrunch…

Realizzare solo iPhone però mi sta stretto ed inizio a pensare se non fosse il caso di provare ad immaginare altri prodotti con la Mela.

Nel 2010 ho una nuova intuizione. E se al WWDC dell’epoca Apple presentasse un…iWatch?

Mi cimento allora nella realizzazione di un orologio marcato Apple, creando rendering, sito web, video, packaging.

Ecco che succede il botto, praticamente tutti ne parlano ed ogni rivista che si rispetti ne pubblica una immagine.

Siamo nel 2010, 5 anni prima che Apple Watch venisse lanciato. Ricevo anche delle visite direttamente da Cupertino, e grazie a Google Analytics posso addirittura vedere da che dorsale arriva: Apple Computer Inc!

Da quel momento la popolarità virtuale cresce a dismisura, ma di pari passo anche le difficoltà economiche. L’azienda presso la quale lavoravo era in forte crisi e dopo un periodo di auto-tassazione per risollevarne le sorti, iniziarono a pensare bene di non pagare affatto gli stipendi.

Arrivai sotto Natale del 2013 con 5 mesi di stipendio arretrato e provai a battere cassa con il mio datore di lavoro. Avevo voglia di comprare qualche regalino ai miei nipoti, poiché sarebbe stato il primo Natale che passavo con loro dopo il mio divorzio: eh sì, era un gran bel periodo. Ometto volontariamente il fatto che mio padre era morto da poco.

Provo ad incontrare il boss cercando di battere cassa, ma costui, a fronte delle migliaia di Euro che mi doveva, si presenta con 100 Euro. Fu allora che decisi di mollare tutto e di reinventarmi ancora, anche se con 32 Euro sul conto.

Fu un periodo difficile dove dovevo letteralmente decidere se comprare pane o latte. Quell’orgoglio che prima mi contraddistingueva mi ha letteralmente impedito di chiedere aiuto. Sono stati giorni veramente duri.

Poi un sogno.

Avevo già elaborato numerosi concept su ipotetici e futuristici prodotti Apple, ma questa volta era diverso. Oltre alla creatività c’era una impellente necessità di ridare alla mia vita non solo un senso ma anche la dignità perduta.

Avevo sempre voluto creare qualcosa di mio, un prodotto ed un progetto rivoluzionario e anche un po’ nostalgico e l’occasione mi arrivò mentre fissavo l’icona di Instagram, ispirata alle vecchie Polaroid.

Mi chiesi: Perchè non farne una macchina fotografica reale? Perché non rendere VERA l’icona di Instagram?

Il nome doveva essere evocativo delle vecchie fotocamere, come le Instamatic, ma con un occhio al futuro, alla socialità.

Nacque la Socialmatic, prima fotocamera che colmava il gap tra il reale ed il virtuale.

Era Maggio 2012, sbarcava su Internet un mio ennesimo concept, ma questa volta aveva qualcosa di diverso. Sembrava avere i connotati per non far parlare solo di sé, ma anche di un nuovo modo di intendere la corografia digitale, recuperando dal passato la voglia di avere le fotografie tra le proprie mani, semplicemente stampandole.

Il concept fu pubblicato dalle riviste di mezzo mondo, un successo “mediatico” insperato.

Mi convinsi che questo sembrava essere un prodotto “crowd-wanted”, voluto dalla rete, per cui lo inserì in un sito di crowd-funding. Mi servivano 50.000$ per partire. 

La risposta ci fu, ma non raggiunsi la cifra necessaria, sino a quando una sera mi arrivò una email.

Un imprenditore russo mi chiedeva se avessi intenzione di realizzare quel prodotto. Ovviamente nei miei desideri albergava un SÌ enorme, ma ero anche conscio degli investimenti necessari e delle difficoltà che si nascondevano dietro un progetto del genere.

Azzardai una cifra. Lui acconsentì.

Nasceva ufficialmente Socialmatic LLC, compagnia Americana che ha come mission la visione innovativa del futuro.

Comincia a muovermi per cercare dei partner per realizzare il progetto, sfruttando una rete di contatti ed amicizie ereditata dal mio lavoro di Designer e Marketer.

Il concept intanto guadagnava sempre più visibilità e fu in quel mentre che mi arrivò una lettera dagli avvocati di Polaroid: pare che il concept avesse infranto qualche diritto di immagine qua e là. In particolare l’uso del famoso “arcobaleno” o “Spectrum” che dir si voglia e gli angoli arrotondati.

La paura crebbe. Pensai: ora o mi arrendo e torno nel mio anonimato o rischio, facendo la voce grossa.

Così feci. Risposi che per l’arcobaleno avrebbero dovuto citare anche Dio e per gli angoli arrotondati del concept mi meravigliavo che non mi avessero citato prima poiché possedevo un tavolino a casa con il medesimo raggio degli angoli.

Risposero laconici: Ma lei questo prodotto lo vuole realizzare?

Risposi affermativamente.

Il resto è storia di questi giorni. Prima un Memorandum di Understatement, viaggi a New York, estenuanti telefonate fiume, improvvisi cambi di umore, avvocati, ingegneri, tecnici, intoppi e difficoltà.

Poi arriva il CES 2014.

Il prodotto c’è. Il nuovo social network pure.

Arriviamo al Photokina 2014 dove, in veste quasi definitiva, Socialmatic Camera vince lo Star Award 2014 come migliore innovazione. 

Poi si continua…presentiamo la macchina al CES 2015: Innovation Award 2015.

Socialmatic ha purtroppo avuto vita breve per una serie di vicissitudini ma è comunque stata una tappa fondamentale.

Da lì, ho iniziato le mie collaborazioni internazionali, ho calcato palchi in quasi tutti i continenti e sviluppato prodotti, idee e innovazioni con l’unico scopo di poter realmente migliorare la vita delle persone.