Barbie, la dominatrice dell’industria dei giocattoli

I’m a Barbie girl in a Barbie world

La creatrice della bambola più famosa al mondo è un’imprenditrice degli anni ’50, una rarità per quei tempi in cui vi erano pochissime donne in questo ambiente.

Si chiamava Ruth Handler, viveva in California e lavorava nella società del marito, un’azienda specializzata nella costruzione di case per le bambole. I due avevano una figlia, Barbara, a cui non piaceva giocare con i bambolotti paffuti diffusi all’epoca, ma preferiva ritagliare gli abiti patinati dalle riviste di moda e farli indossare a dei manichini di cartone, così, immaginava di “essere un’adulta”.

La svolta arrivò durante una vacanza di famiglia in Svizzera. Passeggiando per le vie di Lucerna, madre e figlia, rimasero folgorate da una bambola esposta nelle vetrine di un negozio. Questa bambola era la riproduzione di un personaggio di un fumetto famoso in Svizzera ed era considerato un giocattolo per adulti, una sorta di sopramobile. Barbara se ne innamorò e volle comprata quella bambolina.

Nel 1959, durante la Fiera del giocattolo di New York, Barbara Millicent Roberts, più conosciuta come Barbie, fece la sua prima apparizione pubblica. Coda di cavallo, costume da bagno zebrato, sandali, occhiali da sole e orecchini rappresentavano il suo look: una bambola che riproduceva fedelmente il corpo di una donna adulta, prosperosa e decisamente seducente, uno scandalo per la società puritana dell’epoca.

La strategia di Ruth

Ruth Handler aveva costruito una bambola in vinile alta 29,2 centimetri e che pesava 205,2 grammi, pensava sarebbe stata apprezzata nonostante le critiche, ma sicuramente non immaginava il successo globale che avrebbe avuto.

Se alle mamme non piaceva, ci si doveva rivolgere direttamente ai suoi potenziali consumatori: i bambini. Così Barbie venne presentata in una delle trasmissioni più seguite di quegli anni, il Mickey Mouse Club. Nel primo anno, la Mattel – l’azienda di Ruth – vendette 300 mila bambole a 3 dollari ciascuna, un prezzo alto per la società degli anni ’70 in cui lo stipendio medio era di circa 400 dollari al mese.

Attorno alla Barbie nacque un universo parallelo che rifletteva il mondo e le abitudini degli adulti. Ruth dichiarò che << ogni ragazza ha bisogno di una bambola attraverso la quale proiettare la sua visione del futuro.>> Le bambole si adattavano ai dettami dei grandi stilisti di moda e venivano proposti vestiti in tendenza per ogni stagione.

Barbie venne presto affiancato da un fidanzato, Ken, da un’amica del cuore, una sorellina e da un numero enorme di accessori. Tramite Barbie una bambina poteva diventare chi voleva realizzandosi professionalmente ed, eventualmente, affettivamente