Dove andranno i prezzi di luce e gas nei prossimi mesi? Purtroppo non esiste una “previsione” valida per tutti. Le bollette dipendono dal tipo di offerta (fissa o indicizzata), dall’andamento dei mercati all’ingrosso e da componenti regolate che non cambiano con la stessa velocità. Però alcuni segnali si possono leggere, soprattutto se si parte dagli indici di riferimento e dai trend più recenti.
Nell’autunno 2025, per esempio, gas ed elettricità hanno mostrato dinamiche non perfettamente sovrapponibili. A ottobre, il prezzo all’ingrosso del gas (PSV) ha continuato a scendere fino ai minimi dell’anno, mentre l’elettricità (PUN) ha registrato un lieve aumento rispetto a settembre.
Se l’obiettivo è trasformare questi segnali in scelte pratiche, spesso conviene affiancare la lettura dei trend a strumenti di confronto: come bollettecasa.it, per esempio,dove è possibile orientarsi tra offerte con un’attenzione particolare alla componente energia e alle condizioni contrattuali.
Cosa dicono gli ultimi dati: gas in raffreddamento, luce più volatile
Il quadro più recente aiuta a delineare i possibili scenari per i prossimi mesi, senza però produrre effettive certezze. Parliamo di proiezioni che provengono dagli attuali di mercato, come quelli di ottobre 2025, periodo in cui il PSV è sceso del 5,3% mese su mese (32,98 €/MWh), mentre il PUN è salito dell’1,8% (111,04€/kWh). I prezzi risultavano comunque molto più bassi rispetto ai picchi di inizio 2025: -37,7% per il gas e -22,4% per la luce rispetto al picco di febbraio 2025.
A dicembre 2025, il PSV risulta sostanzialmente stabile rispetto al mese precedente, con un valore medio indicato pari a 0,3487 €/Smc e un confronto annuo in forte calo (-28% su dicembre 2024).
Al di là del numero, il messaggio è che sul gas si è vista una fase di normalizzazione dopo mesi di lieve discesa, mentre l’elettricità tende a muoversi con maggiore alternanza tra aumenti e riduzioni, come già osservato nel corso di quest’anno.
Cosa può far risalire o scendere i prezzi
Ad influenzare i prezzi finali sono diverse variabili che spingono nella stessa direzione o in direzioni opposte. Sul gas, la stagionalità resta centrale: nei mesi freddi aumenta la domanda legata al riscaldamento e questo può esercitare pressione sui prezzi. Anche per questo, chi ha un’offerta indicizzata tende a percepire più rapidamente i movimenti dell’indice, nel bene e nel male.
Sull’elettricità, invece, oltre alla domanda, pesa il mix di generazione: la disponibilità di rinnovabili, l’uso di impianti termoelettrici e i costi di approvvigionamento del gas (che spesso influenza anche il prezzo della luce) contribuiscono a spiegare una volatilità più marcata. Il fatto che, nello stesso mese, gas e luce possano muoversi in modo diverso è un promemoria utile: non sempre un calo del gas si trasferisce immediatamente e con la stessa intensità sul PUN.
Quando i prezzi possono essere “tendenzialmente più bassi” rispetto ai mesi di picco, pur essendo ancora soggetti a oscillazioni, la scelta dell’offerta diventa un modo per gestire il rischio più che per inseguire il minimo assoluto.
La regola pratica, oggi, è leggere i trend con la stessa lente con cui si leggono i contratti, individuando quanto pesa la componente energia, per quanto tempo è bloccata (se lo è), come si aggiorna l’indicizzazione e quali costi fissi restano anche se si consuma poco. È lì che si decide se lo “scenario futuro” sarà un vantaggio o una fonte di sorprese, più che in una semplice previsione di prezzo.
