Intervista di Alexandra Berdova all’Avv. Giosy D’Angelo
Nel proseguire il dialogo avviato sul significato storico della diplomazia, Alexandra Berdova – pubblicista e professionista della comunicazione – approfondisce insieme all’Avv. Giosy D’Angelo le trasformazioni della diplomazia nel mondo contemporaneo. Un confronto che si estende alle nuove dinamiche geopolitiche, al ruolo delle istituzioni formative e alla crisi del diritto internazionale, offrendo una lettura attuale e sistemica di una disciplina sempre più centrale.
Nel mondo contemporaneo la diplomazia non è soltanto un’arte antica: è una disciplina in continua evoluzione, che si rinnova alla luce delle crisi globali, delle trasformazioni tecnologiche e delle nuove forme di potere. Le tensioni geopolitiche, la fragilità del diritto internazionale, le sfide climatiche e le disuguaglianze rendono evidente che nessuno Stato può agire da solo. La diplomazia diventa così il luogo in cui si costruisce la possibilità stessa della cooperazione.
Le università che formano i diplomatici del futuro lo sanno bene. Nei corsi della Harvard Kennedy School, ad esempio, si insiste su un concetto chiave: la diplomazia come gestione della complessità. Non più solo negoziazione tra Stati, ma capacità di leggere sistemi interdipendenti, anticipare crisi, integrare attori non statali, comprendere l’impatto delle tecnologie emergenti. È una diplomazia che richiede analisi, ma anche immaginazione strategica.
Alla Sciences Po di Parigi, invece, si studia la diplomazia come costruzione di fiducia. In un mondo dove la sfiducia è diventata una vera e propria valuta geopolitica, il diplomatico è colui che crea spazi di dialogo anche quando il dialogo sembra impossibile. La fiducia non è un dato, ma un processo: si costruisce con trasparenza, coerenza e capacità di ascolto.
La Georgetown School of Foreign Service sottolinea un altro aspetto decisivo: la diplomazia come gestione delle percezioni. Le crisi internazionali non nascono solo da fatti, ma da interpretazioni. Il diplomatico è chiamato a comprendere narrazioni, identità, memorie collettive. È un lavoro che richiede sensibilità culturale e intelligenza emotiva, oltre che competenza tecnica.
A questo punto del confronto, Alexandra Berdova introduce una nuova domanda:
“Alla luce di queste trasformazioni, quale ruolo assume oggi la diplomazia rispetto alla crisi del diritto internazionale?”
L’Avv. Giosy D’Angelo risponde:
“A mio avviso, in questo scenario la crisi del diritto internazionale non è solo un problema giuridico, ma profondamente politico e culturale. Le norme vacillano quando gli attori non riconoscono più la loro legittimità. È proprio in questo spazio che la diplomazia diventa essenziale: perché è in grado di ricostruire consenso, riattivare processi multilaterali e creare incentivi alla cooperazione anche quando le istituzioni appaiono indebolite.”
Il pensiero del filosofo Hans-Georg Gadamer offre una chiave interpretativa particolarmente efficace: “la comprensione non è mai un atto solitario, ma un incontro”. Una riflessione che, pur nata in ambito filosofico, descrive con precisione il cuore della pratica diplomatica contemporanea.
La diplomazia del nostro tempo deve dunque configurarsi come una diplomazia dell’incontro: capace di parlare con chi è distante, di negoziare con chi è difficile, di costruire ponti dove altri vedono muri. Non si tratta di un compito semplice, né immediato, ma rappresenta l’unico percorso possibile per trasformare il conflitto in cooperazione e la crisi in opportunità.
Oggi più che mai, emerge la necessità di una nuova generazione di diplomatici: figure capaci di integrare competenza tecnica e visione strategica, sensibilità umana e capacità negoziale, fermezza e apertura al dialogo.
Perché la diplomazia non è soltanto ciò che evita le guerre.
È ciò che rende possibile la pace.
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Interview by Alexandra Berdova with Attorney Giosy D’Angelo
Continuing the dialogue initiated on the historical meaning of diplomacy, Alexandra Berdova – journalist and communication professional – engages with Attorney Giosy D’Angelo to explore the transformations of diplomacy in the contemporary world. This exchange extends to new geopolitical dynamics, the role of educational institutions, and the crisis of international law, offering a systemic and up-to-date perspective on a discipline that is increasingly central.
In the contemporary world, diplomacy is not merely an ancient art: it is a discipline in constant evolution, reshaped by global crises, technological transformations, and new forms of power. Geopolitical tensions, the fragility of international law, climate challenges, and inequalities clearly show that no State can act alone. Diplomacy thus becomes the space where the very possibility of cooperation is constructed.
Universities that train future diplomats are well aware of this. At the Harvard Kennedy School, for example, a key concept is emphasized: diplomacy as the management of complexity. No longer just negotiation between States, but the ability to read interdependent systems, anticipate crises, integrate non-state actors, and understand the impact of emerging technologies. It is a diplomacy that requires analytical skills, but also strategic imagination.
At Sciences Po in Paris, diplomacy is studied as the construction of trust. In a world where distrust has become a geopolitical currency, the diplomat is the one who creates spaces for dialogue even when dialogue seems impossible. Trust is not a given, but a process: it is built through transparency, consistency, and the ability to listen.
The Georgetown School of Foreign Service highlights another crucial aspect: diplomacy as the management of perceptions. International crises do not arise only from facts, but from interpretations. The diplomat is called to understand narratives, identities, and collective memories. This requires cultural sensitivity and emotional intelligence, in addition to technical expertise.
At this point in the discussion, Alexandra Berdova introduces a key question:
“In light of these transformations, what role does diplomacy play today in relation to the crisis of international law?”
Attorney Giosy D’Angelo responds:
“In my view, within this scenario, the crisis of international law is not merely a legal issue, but a deeply political and cultural one. Norms weaken when actors no longer recognize their legitimacy. It is precisely in this space that diplomacy becomes essential: it can rebuild consensus, reactivate multilateral processes, and create incentives for cooperation even when institutions appear weakened.”
The thought of the philosopher Hans-Georg Gadamer offers a particularly meaningful interpretative key: “understanding is never a solitary act, but an encounter.” Although originally developed in a philosophical context, this idea perfectly captures the essence of contemporary diplomatic practice.
Diplomacy in our time must therefore become a diplomacy of encounter: capable of engaging with those who are distant, negotiating with those who are difficult, and building bridges where others see walls. It is not an easy or immediate task, but it is the only path capable of transforming conflict into cooperation and crisis into opportunity.
Today more than ever, there is a need for a new generation of diplomats: individuals able to combine technical expertise with strategic vision, human sensitivity with negotiation skills, firmness with openness to dialogue.
Because diplomacy is not only what prevents wars.
It is what makes peace possible.
