Intervista di Alexandra Berdova all’Avv. Giosy D’Angelo
Nel solco di un’analisi che unisce visione storica e lettura contemporanea, Alexandra Berdova – pubblicista e professionista della comunicazione – dialoga con l’Avv. Giosy D’Angelo, offrendo una riflessione sul ruolo della diplomazia nella società moderna. Un confronto che si propone di restituire valore a un concetto spesso percepito come distante, ma oggi più che mai centrale anche per il mondo istituzionale, imprenditoriale e per lo stesso corpo diplomatico.
La diplomazia è una delle più antiche forme di organizzazione politica dell’umanità. Nasce molto prima degli Stati moderni, molto prima del diritto internazionale, molto prima persino della scrittura sistematica della storia. È il tentativo, profondamente umano, di trasformare il conflitto in dialogo e la distanza in relazione.
Le prime forme di diplomazia risalgono alle civiltà mesopotamiche ed egizie, dove emissari e messaggeri venivano inviati per negoziare tregue, matrimoni dinastici, scambi commerciali. Erano figure fragili e sacre allo stesso tempo: la loro inviolabilità era riconosciuta persino dai nemici, perché rappresentavano la possibilità della pace.
Con il mondo greco e romano la diplomazia si struttura: compaiono ambasciatori, trattati scritti, protocolli. Ma è nel Medioevo che la diplomazia diventa un’arte stabile, soprattutto nelle città italiane. Venezia, Firenze, Milano inventano l’ambasciatore residente, una figura che non si limita a portare messaggi, ma osserva, interpreta, riferisce. È l’inizio della diplomazia moderna.
Il grande storico Garrett Mattingly, nel suo celebre studio Renaissance Diplomacy, scrive che “la diplomazia rinascimentale non fu solo un sistema di ambasciatori, ma un nuovo modo di pensare i rapporti tra gli Stati”. È un passaggio decisivo: la diplomazia non è più un gesto occasionale, ma una struttura permanente, un metodo per governare la complessità.
Con l’età moderna e la nascita dello Stato sovrano, la diplomazia diventa un pilastro dell’ordine internazionale. I trattati di Pace di Westfalia segnano l’inizio di un sistema basato sull’equilibrio di potere e sulla negoziazione continua. Nel XIX secolo, il Congresso di Vienna inaugura la diplomazia multilaterale, dove più Stati si riuniscono per definire regole comuni.
Il Novecento trasforma ancora una volta la diplomazia. Le due guerre mondiali mostrano i limiti della forza e la necessità di istituzioni internazionali. Nascono la Società delle Nazioni prima e le Nazioni Unite poi. La diplomazia diventa globale, multilivello, capace di affrontare temi che vanno oltre la sicurezza: economia, diritti umani, ambiente, sviluppo.
A questo punto dell’intervista, Alexandra Berdova pone una domanda chiave:
“Qual è oggi la sua visione di diplomazia moderna?”
L’Avv. Giosy D’Angelo risponde:
“A mio avviso, in un mondo segnato da interdipendenze profonde e da crisi che non conoscono confini – cambiamento climatico, migrazioni, cybersicurezza, pandemie, instabilità geopolitiche – la diplomazia contemporanea non è più solo affare degli Stati. Coinvolge organizzazioni internazionali, imprese, ONG, comunità scientifiche e società civile.
È una diplomazia che richiede nuove competenze: capacità di leggere sistemi complessi, sensibilità culturale, gestione delle percezioni, comunicazione strategica. È una diplomazia che deve saper prevenire i conflitti, non solo risolverli; costruire fiducia, non solo trattare; creare cooperazione, non solo mediare.”
Eppure, nonostante i cambiamenti, la sua essenza rimane la stessa: la convinzione che il dialogo sia più efficace della forza, che la parola possa aprire spazi dove la violenza li chiude, che la pace non sia un evento, ma un processo.
La diplomazia è nata per evitare guerre tra città lontane. Oggi serve per garantire la stabilità di un pianeta intero. La sua evoluzione ci ricorda che, in ogni epoca, l’umanità ha avuto bisogno di donne e uomini capaci di parlare quando gli altri tacevano, di ascoltare quando gli altri gridavano, di costruire ponti quando gli altri erigevano muri.
È questo, ieri come oggi, il cuore della diplomazia.
